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PH. Federico Patellani, Matera 1953

Matera 2019: alla ricerca del tempo perduto…

Matera 2019: così lontani eppure così vicini dall’evento internazionale. Ma la strada è ancora lunghe e le cose da fare… tante

“Le aspettative, l’entusiasmo, la voglia di riscatto e la folle determinazione  a restituire a questo territorio  il valore che merita, esplosi quel 17 ottobre 2014, ogni giorno  devono fare i conti con la tristezza della governance della Fondazione Matera- Basilicata 2019.  Le ultime notizie e il dibattito di questi giorni hanno messo in evidenza l’impossibilità, ancora oggi, di programmare adeguatamente le iniziative culturali, anche di rilievo internazionale e le difficoltà che incontra chi decide di andare avanti senza poter contare su un’adeguata valorizzazione delle manifestazioni di largo respiro, che porterebbero un valore aggiunto a Matera 2019.”
L’ultimo sferzante affondo sull’affaire Matera 2019 arriva da Ivan Focaccia, il Presidente del Circolo La Scaletta, che lamenta un profondo malumore verso l’insopportabile e imperdonabile immobilismo che imperversa a Matera.

E allora cosa si aspetta a mettere in moto la Fondazione Basilicata Matera 2019? Una Fondazione che sembra che esista solo per elargire lauti e ingiustificati stipendi a uno staff molto ristretto. Fondazione che al di là dei proclami, non ha mai coinvolto realmente le associazioni culturali del territorio nella programmazione e gestione delle iniziative.  E’ arrivato il momento di trovare la giusta regia che sappia finalmente tirare su il sipario e  dare attuazione al dossier, con le opportune modifiche da apportare, valorizzando le iniziative culturali di qualità, che da anni animano il territorio. Una regia in grado di condurci al 2020 per creare occupazione e progresso che valgano nel tempo. Ormai non c’è più tempo da perdere!”.

Ma, come se non bastasse, non è l’unica notizia che deve stimolare la riflessione dell'”abitante culturale”. Paradosso Matera. Nella capitale culturale meno cultura di prima.”: titolava così un articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno giovedì 19 maggio. E questo dovuto al fatto che quest’anno non si terrà l’edizione 2016 del “Women’s Fiction Festival” a causa della mancanza di risorse adeguate. Potenziare e accrescere l’offerta del progetto editoriale internazionale, eliminare le incertezze finanziare che riducono la qualità organizzativa, lavorare su nuove idee per il futuro: queste alcune delle motivazioni.

Resta il fatto che Matera perde (anche solo per un anno, come giurano gli organizzatori) il festival internazionale unicum in Europa come festival dedicato alla letteratura femminile e dove, dal 2004, si creano ponti tra chi scrive e chi pubblica libri, un festival che ha consentito a una quindicina di scrittrici e scrittori di entrare a far parte dell’olimpo dell’editoria internazionale.

Si legge sempre meno in Italia e al Sud soprattutto, accantonare iniziative come quella del WFF che ha tradotto la parola cultura in azioni concrete sul territorio è un vero peccato.

Parole che si perdono, memorie disattese, tante storie che resteranno nel cassetto.

Ma non va meglio nemmeno per chi “il proprio cassetto” di storie lo ha svuotato per donarlo alla Regione Basilicata… Parlo del giornalista e scrittore materano Leonardo Sacco che ha ricevuto, di recente,  in qualità di “Figura esemplare della cultura, dell’informazione e del pensiero meridionalista”  l‘iscrizione ad honorem all’Albo regionale dell’ Ordine dei Giornalisti della Basilicata che gli ha riconosciuto sincero apprezzamento per la sua vita di impegno civile e di studi per il riscatto del Mezzogiorno d’Italia, accanto a figure come Adriano Olivetti, Carlo Levi, Manlio Rossi-Doria.

E fin qui tutto bene. Se non fosse che nel 2012 il Comune di Matera e la Regione Basilicata si sono impegnate ad acquisire il patrimonio librario e documentale dell’associazione “Adriano Olivetti” fondata dal suddetto giornalista, alla simbolica cifra di 1 euro per trasferire tutto il prezioso materiale nella biblioteca Olivetti inaugurata due anni fa al borgo La Martella. Ma i dodicimila volumi donati da Sacco restano abbandonati in un sottoscala in via Cappelluti, in un palazzo di proprietà della Regione Basilicata mentre la biblioteca Olivetti al quartiere La Martella è chiusa.

Dalla sua pagina Facebook, Leonardo lamenta un forte rammarico per il progetto attualmente fallito della biblioteca comunale intitolata ad Adriano Olivetti, per l’abbandono di testi di economia, storia, letteratura, filosofia e soprattutto di politica meridionalista, per il menefreghismo dei “colletti bianchi”. Si sente preso in giro e truffato da una Regione che è pronta a prendersi tutto quello che c’è di buono da Matera 2019, tutti i finanziamenti per sovvenzionare Matera capitale dei ristoranti, alberghi, fast food e quant’altro. E cita infine Wroclaw, la Capitale Europea della cultura del 2016: un paragone insostenibile.  Tuttavia, dal canto suo, non molla la presa nonostante la bellezza dei suoi 92 anni.

In ultimo, la notizia della sospensione per sessanta giorni di qualsiasi attività di pubblico spettacolo nel Cine Teatro Duni di Matera.

Ebbene, caro lettore, l’aver accostato queste quattro notizie non è casuale e con la capacità di leggere tra le righe ti invito a riflettere su cosa hanno in comune.
Che stiamo assistendo a un’impasse senza precedenti.
Che c’è una città che arranca mentre tutti ci osservano.
Che i tentativi di sviare il discorso non sostituiscono le polemiche, le battaglie e le spartizioni.
Che c’è un silenzio assordante in un oceano umano che vorrebbe azioni concrete.
Che i valori identitari che hanno consentito la vittoria, il ruolo culturale di una città che ha conquistato la medaglia europea partendo dall’orrido abisso infernale, stanno svanendo di fronte a un’inarrestabile commercializzazione e a una prevalenza di egoismi organizzativi, personali e burocratici.

Un anno fa il Tg1 ha mandato in onda uno speciale dal titolo “Matera prima”, audace nell’azzardare nel finale un paragone del destino della città con Petrolio, romanzo incompiuto di Pier Paolo Pasolini, colui che ha portato Matera nel mondo grazie all’ambientazione del film “Il Vangelo secondo Matteo”. Cosa voglio dire?

Voglio dire che l’incompiutezza non deve vincere stavolta.

Voglio dire che la bellezza dei Sassi ti piomba addosso e ti lascia senza fiato, incantato dalla pietra che trova l’incastro perfetto col cielo. Però la bellezza non è guardare orgogliosi il proprio ombelico e puntare il dito sul vicino che ci tende la mano. Volevamo vivere di solo turismo e ne stiamo vivendo, spolpando turisti che da ogni dove giungono qui, meravigliati e sperduti. E la città sostenibile dov’è finita? E l’abitante culturale come lo nutriamo? Perché quando i festival letterari che il mondo ci invidia li sospendiamo, i teatri sono inagibili e i patrimoni librari giacciono in una cantina…Beh qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. Tutti che vengono a Matera dopo la nomina e restano estasiati… Vip e non. E prima dov’erano?  E lasciamo stare poi le ambientazioni di Masterchef e i capodanni fastosi… Bensì ricordiamo di non essere l’alternativa, ma la scelta. Ricordiamo che la storia ci ha troppe volte lasciati nell’incompiutezza labirintica e ondivaga, proprio come l’architettura dei Sassi. Almeno stavolta, che abbiamo una grande occasione, non perdiamola nello stolto fragore quotidiano, non lasciamola andare come una stucchevole estranea nella baraonda di spettacolo, non perdiamo l’occasione di modificarlo davvero, il nostro destino. Perché nessun momento è ripetibile.

Il circolo La Scaletta nacque per rispondere alla domanda: “chi siamo? figli della miseria o della storia?” (ndr Carlo Levi)

Ora dobbiamo chiederci: cosa vogliamo? Continuare a fregiarci di avere un’occasione da non perdere, o farla veramente, la storia? Diamoci da fare. La comunità. Tutti. Noi. Adesso.

About Veronica Mestice

Veronica Mestice
Nasco a Milano nel gelido inverno del 1992. Studio Giurisprudenza a Bari perché "io non sono di quelle anime pazienti che accettano l'ingiustizia con viso sereno". Vivo a Matera, la città meraviglia specchio e rovescio delle categorie consuete. Penso, scrivo, racconto utilizzando un mezzo tanto affascinante e ricco quanto riduttivo e improprio, quale è quello mediato della parola.

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