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PH. Lorenzo Antinora

Enrico Baleri: Alla ricerca di valori

Enrico Baleri, designer e progettista italiano, ha presentato il suo “Alla ricerca di valori” nel corso del workshop di Architettura “Baumart”

Se Enrico Baleri dovesse descrivere la sua vita e il suo eterno girovagare utilizzerebbe un solo termine: autenticità, valore imprescindibile per agire e progettare consapevolmente, nel design come nella vita.

Imprenditore, designer, progettista, “architetto senza laurea”, ma appassionato complice dell’architettura, ha raccontato in due libri, “Alla ricerca di valori” e “Giuro Volume 1”, il suo pensiero sul design, di cui è affascinato cultore, e sull’architettura, che nel mercato globale odierno va confortata e sedotta con precisi valori, secondo lui.

img_20161023_165345Si è raccontato, con l’ironia di pensiero e l’arguzia del gallo rosso (marchio Baleri Italia, ndr) che canta bellicoso e semina speranza, giovedì 21 ottobre nell’ambito di “Baumart”, workshop di Architettura organizzato dagli instancabili studenti del Dipartimento di Architettura dell’Unibas. Non tanti gli accorsi nell’Aula Sassu, inaspettatamente. Ma la Capitale Europea della Cultura soffre oggi di “affollamento eventuale”, stentando a riconoscere occasioni da non perdere… Soddisfatti, però, i presenti che hanno potuto apprezzare la pienezza dell’intervento.

Io nella mia vita ho sempre fatto cose autentiche. Cose utili all’uomo.” E’ l’uomo, il metro e la misura di tutte le cose, il bello funzionale, il fine di un progetto. Sono “lezioni baleriane”, le sue, citano Calvino e la leggerezza, ma mettono sul podio l’autenticità. La leggerezza è quella di Paul Valéry, l’ironia è uno stato di sensibilità, la discrezione l’assenza del superfluo, la coerenza la dirittura morale e di pensiero, l’internazionalità il superamento di confini, l’evoluzione il costante movimento, l’ecologia la pulizia scevra da ogni turbamento. La non obsolescenza, infine, che fa da collante, è l’eternità che resta nel permanente divenire. Come Baleri, che non si arresta ai valori progettuali, che pur possono essere trasmigrati nella filosofia di vita quotidiana, ma si racconta senza mistificazioni, nemico del grillismo della ragione, attento conoscitore delle tante sue epoche vissute.

Non serve essere perfezionisti, la vita è già di per sé imperfetta.” E diverte. Con l’episodio della zia suora14716339_1667800856866307_176799441612743546_n su una Porsche in autostrada o il ritratto di Ettore Sottsass nudo fatto da Sambonet. Queste e tante altre avventure narra in “Giuro Volume 1”, dove, come dice lui, si piange e si ride. Ma ha il pregio di dire sempre la verità (lo giura!), scandendo il tempo e le suggestioni di anni passati a fare rumore, vorace conoscitore di mondi diversi, osservatore attento del circostante, catalizzatore di coscienze fin troppo svilite nel nostro presente dove le fiere di vanità (vedi Expo) millantano valori inautentici, tralasciando i bisogni sociali dell’uomo. E poi c’è la collaborazione con i maggiori esponenti del mondo dell’architettura e del disegno industriale, il suo Maestro Giandomenico Belotti, gli inizi con l’industriale ultrarazionale Dino Gavina, la leggerezza calviniana di Bruno Munari, l’esperienza Capri Design Malaparte, quel “carpone” di Enzo Mari, l’incontro con Norman Foster, l’esperienza come autista di Carlo Scarpa, l’occasione persa con Lucio Fontana, l’amicizia con i fratelli Castiglioni, la critica imperterrita del provincialismo bergamasco, Rose Kennedy che innaffia gerani finti, l’immensa grandezza di Bob Dylan, una comica cena con Salvador Dalì, l’amicizia con Gabriele Basilico, Spaghetti Chair (MoMA, New York, ndr) e l’architetto Yamasaki, Angelo Mangiarotti e una libreria da dimenticare, l’insolito orologio parigino di Philippe Starck e tante altre vecchie cose che si amano, per dirla alla Borges, che si dispiegano in un vorticoso, quanto vorace amarcord.

Baleri stupisce, avvince, incuriosisce, con la sua avventurosa esperienza imprenditoriale e la sua fame di stimoli, sottilmente inclusivo, anche quando critica, non ferisce o punge, bensì ironizza. Usa le parole per porre domande sul mondo, per ricercare costantemente. Creativo, ma antiplatonico, vive di concrete utopie, lavora con la logica, con una particolare attenzione per la funzione, che è primus rispetto alla forma, e un pizzico di vanità, che è molla segreta di creatività.

Nella nostra epoca liquida, dove l’inquinamento estetico ha prevalso sul buon gusto, e la speculazione sul buon senso, non si arroga il piglio di dare soluzioni, ma ha l’intenzione di chi vuole continuare a porne, di domande, e di chi vuole continuare a farne, di rumore, con le sue “perline”, con cui da anni delizia e catalizza il pubblico di Facebook. E giura che non smetterà. Perché possiede la sapiente intuizione di chi aspira a costruire senso, rimanendo fedele a se stesso, in un incessante andirivieni di spazio e tempo.

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